Le teleconferenze

Quali stupendi sistemi ci offre la moderna tecnologia per rendere più produttivo il nostro lavoro! Dati due o più gruppi di lavoro posizionati in aree diverse del globo e un qualunque progetto di minima complessità al sorgere dei primi intoppi c’è sempre qualcuno che ha l’ida di organizzare una teleconferenza. Per chi non lo sapesse si tratta di un meraviglioso sistema per cui un gruppo di persone che hanno poco da dirsi, possono, chiamando un numero comune e digitando un codice, trovarsi meravigliosamente collegate.

Nessuna teleconferenza é completa senza alcuni ingredienti:

L’imbarazzo iniziale:
E’ doveroso all’inizio quando ci si trova tutti collegati, lasciare passare qualche lungo momento di silenzio finché qualcuno non prende l’iniziativa e inizia guidare la discussione. In quei momenti di silenzio diverse persone stanno mute pensando “non devo mica parlare io….!”

Il ritardatario:
Qualcuno deve necessariamente collegarsi in ritardo adducendo le scuse più disparate e decisamente mai credibili. Sì, perché se a un meeting reale si può arrivare in ritardo per tutta una seria di ragioni, dal traffico alla sveglia che non ha suonato, come potete arrivare in ritardo ad una telefonata? Vi si sono lussate le dita mentre componevate il numero? Qualcuno vi aveva nascosto il telefono? Piaga delle teleconferenze, i ritardatari impediscono ad ogni teleconferenza che si rispetti di iniziare prima di 10 minuti dall’orario convenuto.

Il signor X:
Costui (o colei) interviene nella conversazione senza annunciarsi oppure pronunciando il proprio nome in modo da renderlo incomprensibile. E’ un classico, a teleconferenza conclusa chiedere il nome di costui a un collega che era presente solo per sentirsi dire “Sai che non l’ho capito neanche io?”

L’audio a scatti:
In una teleconferenza che si rispetti, le parti più cruciali del discorso devono essere rese incomprensibili da vuoti della comunicazione, scatti, click e altre diavolerie del genere. “Allora, la prossima cosa da fare è sicuramente -[vuoto]- vero?” “Nella mia esperienza in casi del genere è necessario –[rumore]- per risolvere il problema”. La qualità sonora di una teleconferenza che si rispetti deve essere pari a quella di una telefonata con un telefono del 1920. Preparatevi una serie di frasi in più lingue che dicano “scusi, ho perso l’ultima parte del discorso” “può ripetere?” “cosa?”

Alla fine della mezzoretta della teleconferenza, quando finalmente avrete chiuso la conversazione, riguardate i vostri appunti e chiedetevi “se avessi speso 10 minuti a scrivere un’ email non avrei concluso di più”?

Ps. L’autore confessa di essere egli stesso proposto teleconferenze in più occasioni. E’ in disintossicazione e sta cercando di smettere.

Libri – Le mappe dei miei sogni, di Reif Larsen

Un libro insolito. Unico. Narra delle vicende di TS, dodicenne enfant prodige del Montana. Vive in un ranch assieme ad un padre “cow-boy” che pare uscito da un film di John Wayne, incapace di mostrare affetto per lui, una madre entomologa, da anni isolata dal mondo, dal suo ruolo materno e dall’accademia nella ricerca di un raro coleottero e una sorella teenager persa nel suo mondo adolescenziale. Gravita inoltre su tutto la figura del fratello minore di TS, Layton, morto mentre giocava con un fucile. In questo contesto tutt’altro che mentalmente sano, cresce TS e passa tutta la sua breve vita chiuso in un proprio mondo interiore intento a illustrare, mappare, tradurre il mondo in diagrammi in schemi. Come dice lui, é come se tutte le mappe del mondo fossero già nella sua testa. A lui solo il compito di tradurle su carta. La notevolissima capacita’ di illustratore gli fa riempire quaderni su quaderni di disegni e mappe di tutti gi aspetti della sua vita, dal ritmo con cui il padre sorseggia il whisky alla distribuzione delle acque sotteranee del montana, alla classificazione delle espressioni facciali di chi incontra. Collabora inoltre con prestigiose riviste scientifiche le quali ingnorano del tutto l’età del precocissimo illustratore.
Un giorno viene contattato dallo Smithsonian Institute che gli comunica che per il suo lavoro ha vinto un prestigioso premio e lo invita a riscuoterlo. Che fare ora? Rivelare che in realtà è un dodicenne? TS finirà per scappare di casa e arrivare a Washington tra molte peripezie.
La mente di TS é trasposta sulle pagine sotto forma di innumerevoli disegni presi dai suoi quaderni che illustrano o approfondiscono le vicende del protagonista.

(picture from http://nonsuchbook.typepad.com)

Il libro appare pertanto come una notevole opera sperimentale che associa parola a illustrazione.
Il risultato é metà riuscito. TS é troppo “adulto” nelle sue conoscenze che spaziano dalla zoologia alla geologia all’ingegneria per essere credibile.
Molte vicende inoltre non appaiono del tutto sviluppate e lasciano un senso di incompletezza. Resta comunque una lettura originale e gradevole.
Voto 6.5.

Le vecchie VHS

Facendo ordine in casa ho eliminato una grossa quantità di videocassette. Che strana sensazione prendere in mano quei mattoncini a cui fino a pochi anni fa affidavamo le nostre memorie o i nostri spettacoli preferiti. Ora sembrano cosi “grosse” e obsolete. Eppure danno un senso tangibile di sicurezza che i nuovi media non hanno. Un DVD é un bell’oggetto eppure sembra cosi’ misterioso il modo in cui conserva i suoi contenuti. Basta un graffio e la magia svanisce. Se poi é masterizzato sembra un oggetto volatile, destinato a scomparire in poco tempo…come se il suo contenuto potesse evaporare. Che senso di “reale” invece i vecchi mattoncini neri. Il nastro, le rotelline che girano…tutto cosi’ fisico e cosi’ sicuro. Tutto così distante dal attuale smaterializzarsi dei media, sempre meno fisici, sempre piu’ eterei, presto probabilmente totalmente rimpiazzati da versioni online del tutto incorporee.