Esiste una Coscienza Globale?

Esiste qualcosa che lega la coscienza di miliardi di persone? C’è davvero una matrice che tiene assieme le menti, il ‘sentire’ dell’intera umanità? C’è un livello di condivisione che sfugge all’attuale comprensione della nostra realtà? Questa affascinante ipotesi non è presa in considerazione da qualche esoterico filone di pensiero new-age ma da un serissimo esperimento. Si tratta del famoso Global Consciousness Project (GCP), attivo ormai da molti anni. L’esperimento si base su dei “generatori elettronici di numeri casuali”. In pratica un particolare tipo di circuito che, sulla base di meccanismi quantistici, genera dei numeri del tutto casuali. Un po’ come lanciare una monetina miliardi di volte. L’osservazione interessantissima è che questi numeri casuali, nel caso di grandi eventi planetari, tali da calamitare le coscienze di buona parte del genere umano, sembrano non essere più così casuali. Compaiono cioè delle deviazioni dalla casualità che sono statisticamente significative. E’ come se, la nostra monetina, improvvisamente, cominciasse a non dare più metà testa e metà croce ma deviasse verso una scelta particolare. Si sono allora osservate deviazioni notabili in caso di eventi come i funerali della Principessa Diana, incidenti aerei, terremoti etc. I dati accumulati dal 1998 al 2013 indicano una rilevante probabilità statistica che ‘qualcosa’ abbia perturbato la fluttuazione dei numeri casuali. Queste ricerche sembrano quindi suggerire l’esistenza di un campo tuttora sconosciuto che lega la coscienza dell’intera umanità, la cosidetta “noosfera” ipotizzata da alcune teorie e da alcune religioni. I dati più notevoli sono quelli relativi alla tragedia dell’11 Settembre 2001, in corrispondenza della quale è stata osservata un rilevante effetto. La cosa ancora più interessante è che l’effetto è iniziato -prima- che la tragedia avesse luogo, come se vi fosse stata una sorta di premonizione globale. L’esperimento, decisamente di confine per la scienza, ha sia sostenitori che critici e tuttora non ha raggiunto evidenze conclusive universalmente accettate. Per curiosità, riporto il picco determinato nella “coscienza globale” dall’ elezione del nuovo Papa Francesco. La linea nera rappresenta l’assenza di correlazione statistica, in pratica un effetto puramente casuale, la rossa il dato misurato e la blu la soglia per potere avere una probabililita’ statistica rilevante.

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Aprire un nuovo libro

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Guardi la copertina. Leggi il riassunto in ultima pagina. Apprezzi la consistenza della rilegatura, le pagine compatte, mai sfogliate. Ne aspiri il profumo. Pregusti le emozioni, le conoscenze che ti porterà. Poi finalmente apri lentamente la copertina e leggi tutti i dettagli sulle prime pagine. Il titolo, l’autore, le notizie sull’edizione. Aprire un nuovo libro è come accogliere un nuovo amico di cui ci hanno parlato con entusiasmo. Sei pieno di aspettative. Pregusti il momento in cui potrai dedicarti a lui. Se invece il libro non è nuovo, allora subentrano i ricordi che si porta dietro. E’ un nostro libro? O era di qualcun altro? Che storia ha, quali esperienze ha vissuto prima di arrivare a noi? Talvolta è un po’ ingiallito sul bordo delle pagine, segno di una vita intensa, come la pelle rugosa di un vecchio saggio.

L’albergo

alelekben1Rumi è un mistico persiano, fondatore dei dervisci rotanti che ci ha lasciato alcuni scritti di straordinaria bellezza. Copio qui una traduzione dall’inglese della sua “Guest-house”. L’essere umano deve accettare di essere nulla piu’ di un albergo, attraversato da umori, illuminazioni, tristezze e gioie che vanno e vengono, come ospiti. Errato è identificarsi con qualcuno di essi, vanno osservati, ascoltati e lasciati andare. Le traduzioni italiane disponibili in rete non fanno a mio avviso un buon lavoro, traducendo il finale “beyond” con “al di là”. Credo sia invece meglie renderlo con “ciò che sta nascosto”, la verità che ci sfugge e si nasconde dietro il velo.

 

L’albergo

Essere umani é essere come un albergo
Ogni mattina un nuovo arrivo.

Una gioia, una tristezza, una cattiveria,
una consapevolezza momentanea che giunge
come un visitatore inaspettato.

Dai loro il benvenuto, ed intrattienili tutti!
Anche se sono una folla di dolori
che violentemente spazzano via dalla tua casa
tutti i suoi mobili.

Nonostate questo, tratta ogni ospite con onore.
Forse ti sta liberando,
preparandoti per qualche nuova delizia.

Il pensiero oscuro, la vergogna, la malizia.
Incontrali sulla porta ridendo
ed invitali a entrare.

Sii grato a chiunque venga
perchè ciascun ospite ti è stato mandato
come guida dalla Verita’.

 

Perchè il Tai Chi

Da trdinamica-acqua-yin-e-yang-tai-chi-psd-materiale-stratificato_35-16545e anni ormai dedico parte del mio tempo allo studio del Tai Chi. Ciò che mi piace di questa disciplina è il suo connubio tra una pratica fisica (tutt’altro che facile) ed un percorso interiore di autoascolto e autoconsapevolezza. Gran parte dello sforzo è teso alla percezione del proprio corpo, delle proprie sensazioni, di correnti e tensioni sottili che normalmente ignoriamo. Si tratta insomma di una vera e propria educazione all’ascolto e alla conoscenza di se’, partendo dal corpo per arrivare all’interno di noi stessi. Per questo sua capacità di concentrarsi su fisico e mente al medesimo tempo, esterno ed interno, la disciplina è quanto mai potente e completa. Da quando ho iniziato a praticarla ho notato di essere divenuto più consapevole, magari camminando o seduto in ufficio, di tensioni inutili, contratture dei muscoli, tanto poco evidenti quanto perniciose.

Per quanto mi riguarda, in aggiunta ai benefici fisici, ho notato un effetto anche sul modo di pensare o di affrontare alcune situazioni. Il Tai Chi insegna a non irrigidirsi, a cedere e lasciarsi attraversare da forse esterne, concentrandosi più su di un loro assorbimento e rielaborazione che a una spontanea reazione. Questo tipo di approccio, di strategia è facilmente applicabile in diversi ambiti della propria vita. Personalmente mi è capitato di utilizzare questa lezione in ambito lavorativo, di fronte ad alcune situazioni di scontro. L’applicazione della filosofia del Tai Chi, il suo essere “vuoti” ma vitali aiuta a non farsi assorbire dalla lotta ma a lasciarsene attraversare illesi. Certo la disciplina è difficile, i progressi lenti, tuttavia ne vale la pena! La sensazione è quello di una progressiva messa a fuoco di un’immagine o se vogliamo di un blocco di marmo che viene progressivamente scolpito e sgrossato, togliendo sempre più massa amorfa e aggiungendo dettagli sempre più definiti.

Sul telelavoro

posterizzazioneYahoo ha annunciato di volere sospendere il telelavoro di molti suoi dipendenti. Non ho una grande opinione del telelavoro. C’è gente che si presenta ai colloqui di assunzione vantando anni di esperienza che risultano essere tutti in telelavoro. Ma lavorare vuol dire anche condividere la quotidianità con colleghi più o meno simpatici, sapere gestire i malumori del capo, gestire uno spazio e dei rapporti. Chi lavora da casa non ha esperienza di queste situazioni e non cresce. Per non parlare del fatto che viene a cadere la fondamentale divisione tra “casa” e “lavoro”. Gli ambiti sono  e devono essere distinti. Chi è fannullone, lo sarà ancora di più lavorando da casa. Chi invece è abituato a lavorare sodo inevitabilmente finirà per lavorare sempre di più.

Libri – The mind’s eye

130221010555_2Ian Robertson, famoso psicologo del Trinity College di Dublino ci guida in questo libro alla scoperta di una parte trascurata del nostro cervello: la sua straordinaria capacità di creare immagini mentali. L’idea è semplice. Nell’infanzia i bambini ragionano prevalentemente in modo non verbale. Il loro cervello lavora mediante le immagini, combinate per creare concetti. Non appena i bambini crescono, e in modo drammatico appena cominciano ad andare a scuola, il modo di ragionare cambia, passando dal mondo delle immagini a quello delle parole. La verbalizzazione dei concetti sostituisce la loro rappresentazione mediante immagini. Se da un lato questo consente di combinarli in modo rapido e potente, da un altro la loro rappresentazione verbale diviene un magro surrogato del loro corrispettivo immaginifico. Ben diverso è dire la parola cioccolato, come concetto e immaginarne invece l’aroma, il sapore la consistenza di una tavoletta. Nella lotta tra i due sistemi, quello verbale e quello delle immagini, il primo prevale e per la maggior parte degli adulti l’unico modo di ragionare e di interpretare la realtà è quello concettuale. Un flusso ininterrotto di parole scorre nelle nostre teste dove nei bambini scorreva un flusso di immagini.

Ian Robertson invita a recuperare questo aspetto sopito e potente del nostro cervello e descrive tutta una serie di contesti, da quello della creatività al mondo dello sport, alla medicina in cui l’uso di immagini mentali ottiene risultati o apre possibilità precluse alla mente puramente verbale.

Il libro è scritto con uno stile piacevole e divulgativo, tuttavia sempre fondato su fonti rigorosamente valide e documentate, rifuggendo dalle facili derive pseudo-scientifiche con cui spesso vengono trattati questi argomenti (si pensi solo al uso terapeutico della visualizzazione e delle immagini mentali).

Con le parole chiave

Le venti cure dell’Abate Hamon

Il “famoso” abate Hamon aveva scoperto nel lontano 1927 un rimedio praticamente per tutto. “Malati sfiduciati, riprendete coraggio!” Infatti questo portentoso rimedio vi guarirà sicuramente, che abbiate malattie dei nervi, ulcere, il diabete o problemi cardiaci! Ridiamoci sopra senza trascurare la sgradevole sensazione che qualcuno possa guardare i nostri rimedi con medesima ilarità fra un centinaio d’anni.
(illustrazione da “La Lettura” del 1927)

La forma e la sostanza

Esiste un legame sottile tra gli oggetti ed il loro significato. La forma di un oggetto contribuisce al valore dell’oggetto stesso. Non é lo stesso leggere un libro su carta o su di un lettore di ebook. Certo, il contenuto è lo stesso ed i piu’ prosaici possono dissentire sulla differenza. Eppure chi ama il libro sa che parte del significato di quel testo va oltre le parole uscite dalla mente dello scrittore. Il veicolo del testo, cioé la carta, il suo profumo, la sua consistenza, i particolari caratteri in cui é stampato, la copertina etc. é parte essenziale del testo stesso. Analogamente un cd scaricato in versione digitale non ha nulla a che spartire con lo stesso album in forma fisica, la lucentezza del juwel box, il riflesso della luce sul cd, il modo in cui il titolo é stampato. Questo stesso testo é diverso rappresentato sullo schermo di un computer o scritto a penna su di un foglio o in matita su di un quaderno o in stilografica su di una pergamena. Chi scriverebbe una lettera d’amore con una macchina per scrivere? Ancora una volta la forma rivendica il proprio primato. Eppure viviamo in tempi in cui tutto si smaterializza, tutto perde sostanza, tutto viene migrato nei pallidi fantasmi fatti di bit che vivono nei nostri computer o sulla rete. Abbiamo barattato la quantità e la facilità d’accesso con la poesia dei supporti. Ci sentiamo più ricchi ma forse siamo solo più poveri e non ce ne accorgiamo neanche. Non può che tornarmi in mente un vecchio racconto di Isaac Asimov, “Chissà come si divertivano” dove alcuni bambini del futuro scoprono che una volta i libri esistevano in carta e non solo sui computer e andavano sfogliati. Ripensano con nostalgia e senso di perdita a quei tempi in cui ci si “divertiva” a sfogliare la carta.

La pubblicità come specchio di una società

La pubblicità costituisce uno dei migliori specchi di un’epoca.
Non riflette tanto la sua realta’ storica quanto un’immagine della sua immaginazione collettiva.
Incarna i desideri, le suggestioni, le fantasie dell’uomo comune. Costituisce pertanto un formidabile strumento per comprendere la quotidinianità di un periodo e di un popolo.
Riflettendo questo interesse verranno pubblicate alcune pubblicità che ritengo interessanti o rappresentative.